Scegliere la propria strada liberandosi dal giudizio

  • Autore dell'articolo: ilvolocontinuo.it
Sofia racconta come sia riuscita ad ascoltare il suo cuore grazie alla pratica buddista
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La storia di Sofia

Mi chiamo Sofia, ho 17 anni e vivo a Rivalta di Torino. Sono nata in una famiglia buddista che desiderava praticassi per la mia felicità, ma non ho mai voluto provare perché mi vergognavo e non ne sentivo il bisogno.

Ho sempre dato molto peso alle opinioni altrui, e questo mi ha portata a giudicare innanzitutto me stessa e sentirmi insicura, preferendo restare in silenzio e accontentare le persone attorno a me.

Questa tendenza si è manifestata anche nella scelta della scuola superiore: nel 2022 mi sono iscritta al primo anno di liceo scientifico, e non all’istituto tecnico economico che realmente desideravo frequentare, soltanto perché continuavo a sentirmi dire che per le mie capacità avrei dovuto puntare a un percorso ritenuto più elevato.

Non è stato un anno facile, non mi sentivo per nulla a mio agio in quell’ambiente e anche il mio rendimento scolastico ne ha risentito parecchio. Ho sostenuto gli esami di recupero solo perché, alla fine, i miei genitori mi avevano permesso di cambiare indirizzo presso la scuola che avevo scartato in principio.

Tuttavia, arrivata nel nuovo istituto continuavo a essere titubante: da un lato, professori e professoresse avevano a cuore la mia istruzione, dall’altro lato, i compagni e le compagne di classe pensavano che meritassi di meglio. I loro pareri erano così importanti per me che mi sono lasciata influenzare ancora, e superato l’anno ho di nuovo deciso di cambiare scuola tornando a frequentare un liceo.

In cuor mio sapevo che non era la scelta giusta e che in verità volevo rimanere lì dov’ero, ma ho ascoltato la testa, piena di insicurezze. Così, ho passato l’estate a piangere e a studiare per essere ammessa al liceo economico-sociale, e per dimostrare finalmente a me stessa e agli altri che potevo farcela.

A settembre 2024, però, il liceo si è subito manifestato come la mia scelta peggiore: non mi piacevano le materie, i programmi erano diversi da quello che avevo immaginato e non riuscivo a stare al passo con quanto mi era richiesto. Lì ero ancora più infelice. Sarei tanto voluta tornare indietro, ma alla richiesta di cambiare per la terza volta i miei genitori si sono opposti perché stanchi della mia instabilità.

Per cercare di incoraggiarmi mio padre ha invitato a casa nostra due giovani donne che praticano il Buddismo, e in quella occasione ho raccontato loro ciò che stavo vivendo. Mi dissero di provare a recitare Nam-myoho-renge-kyo, per chiarire le mie idee e comprendere profondamente quale fosse la mia strada: solo così avrei trovato il coraggio di compiere le azioni giuste per intraprenderla.

Quell’incontro aveva acceso qualcosa dentro di me, così un giorno di ottobre, dopo l’ennesimo litigio con mio padre per via della scuola, pensando che non avevo niente da perdere ho iniziato a recitare Daimoku nella mia testa. Mi sono subito sentita più coraggiosa, non avevo intenzione di continuare ad affrontare quell’inferno.

Quel pomeriggio stesso ho scritto al vicepreside della scuola precedente, nonché il professore che più mi aveva sostenuta quell’anno, per domandargli se fosse possibile tornare all’istituto tecnico. Mi ha risposto di essere molto felice della richiesta! Ma se veramente volevo tornare indietro avevo poco tempo, e soprattutto avrei dovuto convincere i miei genitori perché occorreva la loro presenza per un colloquio con la preside.

Compresi allora che grazie al Daimoku ero riuscita a decidere di seguire ciò che sentivo nel cuore. Tutte le persone buddiste attorno a me stavano bene e anche io volevo trovare la forza come loro. Era ora di iniziare a praticare veramente, però non lo avevo mai fatto ad alta voce.

Mi sentivo in imbarazzo a chiedere aiuto ai miei genitori e allo stesso tempo non me la sentivo di provare da sola. Ho colto l’occasione un giorno in cui loro non erano in casa rivolgendomi a mio fratello, che mi ha accompagnata di fronte al Gohonzon. All’inizio non mi usciva la voce e sono scoppiata a piangere. Lui mi ha abbracciata e poi abbiamo cominciato a recitare Nam-myoho-renge-kyo insieme. Questo mi ha fatta sentire leggera, pian piano mi sono sciolta ed è emersa la mia forza.

La sera stessa ho convinto mia madre a venire con me al colloquio, e nonostante mio padre continuasse a non essere d’accordo aveva smesso di ostacolarmi. Finalmente credevo in me stessa. Questa nuova sicurezza risuonava nel mio ambiente al punto da riuscire a convincere anche la preside, che fino a quel giorno non aveva mai accettato cambi di istituto durante l’anno. Non potevo crederci, ce l’avevo fatta!

Ero felicissima, e siccome avevo raggiunto quello che volevo mi sembrava di non aver più bisogno di praticare. Quell’euforia però non è durata a lungo, continuavo a sentirmi inadeguata e insoddisfatta, tanto da non riuscire a volte ad alzarmi dal letto.

In quel periodo, una delle giovani donne che mi aveva incoraggiata dall’inizio del mio percorso è tornata a trovarmi, e mi ha spiegato che quando recitiamo Nam-myoho-renge-kyo le funzioni protettrici dell’universo si manifestano nella nostra vita. Ma se smettiamo, queste vengono meno e siamo più vulnerabili di fronte alle difficoltà dall’ambiente circostante e dalla nostra stessa mente.

Il maestro Daisaku Ikeda afferma:

Tutti voi siete colmi di infinite potenzialità e siete tutti insostituibili. Qualcuno sboccerà velocemente e qualcun altro si schiuderà più lentamente. Pur essendoci differenza nei tempi, riuscirete sicuramente a far sbocciare il fiore della felicità nella vostra vita. In particolare, nel vostro cuore, che abbraccia l’insegnamento meraviglioso, esiste il bocciolo di una grande missione.

I protagonisti della nuova era, Esperia, pag. 23

Quel giorno ho capito di voler diventare un membro della Soka Gakkai e prendermi la responsabilità della mia vita praticando ogni giorno. Il 15 dicembre, contro ogni mia aspettativa, ho ricevuto il Gohonzon, sostenuta dalla mia famiglia e dai compagni di fede che hanno sempre creduto in me.

“Troppo grandi” è proprio la misura giusta per i sogni di un giovane.

Josei Toda, in Daisaku Ikeda, Parole da vivere, Esperia, pag. 9

Incoraggiata da queste parole del secondo presidente Toda, nel 2025 ho deciso di realizzare i miei desideri più grandi anche se mi sembrano impossibili.

Già ora percepisco di aver raggiunto importanti risultati. Il Daimoku risveglia in me la sicurezza nelle mie azioni, e la vittoria più grande è riuscire a stare bene con me stessa, senza più ansie né timore del giudizio!